• 16
  • Apr

Allontaniamoci un po’ dalla nostra quotidianità e distacchiamoci da ogni possibile coinvolgimento.
Guardiamo le attività umane, con le responsabilità, i miti, gli onori e gli oneri, come se osservassimo un formicaio dall’alto.
Non cerchiamo di comprendere.
Osserviamo solamente e tentiamo di evidenziare le grandi motivazioni che muovono queste formiche umane.
Non è possibile comprendere.
Dall’alto ci appare una civiltà nel caos, ormai al suo epilogo, a rischio di implosione.
Un magma confuso, schifoso, in preda alla pazzia, senza scopi e obiettivi. Carne trita senza intelletto, senza guida.
Guardando dall’alto, gli uomini comuni ci appaiono tutti votati al sacrificio inutile.
Tutti seguaci di Caltiki, immaginaria Divinità dell’antica civiltà Maya come nel film di Riccardo Freda e Mario Bava (Italia, 1959).
Caltiki: una e immortale, sanguinaria, insaziabile, cieca, irragionevole, vorace, determinata, con un unico scopo: se stessa!
Non importa più cosa succede agli individui, l’importante è perseguire lo “scopo divino”, l’annientamento della coscienza per il potere universale di uno.
Sua è l’unica volontà.
Sua è l’unica vita che importa.
Suo deve essere il governo di un mondo di morte.
Avvicinandoci piano alla Terra vediamo più chiaramente: la Dea Caltiki (il Potere distruttivo), una e unica, sopra tutto.
Attorno a Lei noi (i suoi seguaci), sacrificabili, senza vita né volontà, senza motivi né scopi, senza principi, opinioni, diritti.
Solo carne da macello.

  • 16
  • Mar

Il mondo delle piccole cose sforna tanti piccoli prodotti gustosi, che ci propongono sapori nuovi, accostamenti inimmaginabili o sorprese che non avremmo mai pensato di poter assaggiare.
Naturalmente, in genere, passano inosservati ai più perché il globo terrestre gira su se stesso sempre più in fretta, e non c’è posto per le piccolezze!
Cose minime che però fanno la differenza: un corpo, un oggetto, un concetto, qualsiasi cosa è fatta di tantissime piccolissime unità.
Per non scomparire o, peggio, assomigliare allo “svanito” popolo degli Eloi descritto nel film L’uomo che visse nel futuro di George Pal del 1960 è ormai necessario restituire all’individuo e all’individualità l’importanza che hanno: l’unicità, la creatività, l’iniziativa, il libero pensiero.
In campo cinematografico, oltre alle grandi manifestazioni e kermesse miliardarie esistono anche altri festival, magari piccoli e molto meno ricchi ma, da vari punti di vista, indispensabili.
Spesso appesantiti da problemi economici e di organizzazione sono però il nutrimento di un’Italia altrimenti poco attenta, frettolosa, superficiale, sfuggente, che non dà opportunità, sempre più spersonalizzata, persa, invivibile, intollerante.
Queste rassegne, create e mantenute con fatica e amore, soffrono generalmente di poca visibilità, a volte paiono addirittura fatte solo per il ristretto territorio che li ospita, ma sono necessarie perché contribuiscono a stimolarci e ad aprirci la mente, come recita la presentazione della serie Ai confini della realtà creata da Rod Serling.
Rappresentano altre interpretazioni della vita, aggiungono sfaccettature, punti di vista alternativi, cinematografie lontane dalle nostre personali visioni, quindi culture e tradizioni diverse. Allargano i nostri confini, aiutandoci a capire realtà fisicamente e mentalmente lontane.
Anche un horror movie ci racconta di pericoli, cattive abitudini, vizi e virtù, violenze, leggerezze, eroismi, culture e malvagità del nostro e di altri mondi.
Così come un corto può essere profondo, incisivo, estremamente selettivo nel suo “essere” da colpirci più duramente di un lungometraggio.
Conoscere, riflettere e capire è già un primo passo verso la crescita, il miglioramento, la tolleranza.
Quindi più che mai queste manifestazioni cinematografiche minori devono essere seguite, criticate se è necessario, ma sostenute e difese, frequentate, pubblicizzate, mantenute vive. E noi insieme a loro.
Alcune di queste competizioni cinematografiche sono:
Tentacoli Film Festival”;
Corto Imola Film Festival”;
Ravenna Nightmare Film Festival”;
PesarHorrorFest”;
Science+Fiction Festival”;
Joe D’Amato Horror Festival”;
Festival del cinema latino americano”;
Festival del cinema Africano, d’Asia e America latina”;
Human Rights Nights”;
Alba e Bra in festival”.

Un elenco di festival (in Italia e nel mondo) si trova su: Wuz, cultura e spettacolo.

  • 14
  • Mar

“Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza
guardi le stelle che tremano
d’amore e di speranza!”

(”Nessun dorma” dalla “Turandot” di Giacomo Puccini)

Entriamo.
Non ci rendiamo subito conto di dove siamo.
Poi annusando tutto intorno la realtà prende forma.
L’aria ha un odore caratteristico: urina mista a feci, disinfettanti e cibo. In più qualche aroma misterioso, in minima quantità.
Un miscuglio particolare, caratteristico di questi luoghi, unico!
La temperatura è sempre troppo alta o troppo bassa. Le finestre sono aperte quando devono essere chiuse e viceversa.
Si odono lamenti, c’è chi urla sempre più freneticamente il nome di qualcuno che non c’è e chi parla con qualcuno che non verrà.
Chi chiede aiuto, non sa a chi e per cosa. Chi raglia come un somaro e chi non dice niente perché è tutto quello che sa fare.
Camminando per le sale ci troviamo davanti a chi insiste che se ne vuole andare a casa anche se è inchiodato a una carrozzina.
Seguiamo nei corridoi chi vaga raccogliendo tutto ciò che trova ora che, nella sua nuova dimensione, non deve più fingere di essere qualcun’altro.
L’atmosfera diventa elettrica, l’agitazione e l’ansia spaventosa si attaccano addosso come quell’odore.
C’è chi decide, nei momenti di lucidità, di non mangiare più, perché preferisce morire piuttosto che vivere così.
Poi davanti al pasto seguente si è già dimenticato tutto.
All’improvviso qualcuno ci riconosce, si ricorda di nostra madre e di noi quando eravamo piccoli e avevamo quelle “due piccole manine …”.
Partecipiamo alla conversazione a monosillabi o ripetendo la loro ultima parola, come lo psichiatra seduto dietro al lettino.
Possiamo anche mentire finché vogliamo, tanto la mente sconvolta di chi abbiamo di fronte colmerà pure tutte le lacune dei propri “ricordi”.
Per la struttura si aggirano finte buone maniere, sorrisi falsi, bugie mascherate, domina su tutto una frettolosità indiavolata: è in scena la gran commedia.
L’occulto regista di quest’opera è il denaro, con il favoritismo centellinato dell’uomo.
Negli anni ci siamo convinti che i vecchi stanno meglio lì, dove sono seguiti, aiutati, sopportati, guariti, ascoltati.
E così i “nonni” cenano e vanno a letto che è ancora giorno, anche d’inverno; si alzano che è ancora buio, anche d’estate.
Guardano la televisione quando vorrebbero riposare, riposano quando vorrebbero passare un po’ di tempo davanti alla tv.
Mangiano quando non hanno fame e se viene loro un certo languorino fuori orario … beh, non è il momento.
Vengono svegliati per il cambio del pannolone o per il bidet quando … quando lo dice l’organizzazione del lavoro.
In queste “case” molte parole hanno cambiato significato o lo stesso è svanito come la mente degli ospiti.
Ma qualcuno, tanti anni fa, già la pensava diversamente: “Secondo me la missione delle cure infermieristiche in definitiva è quella di curare il malato a casa sua (…) intravedo la sparizione di tutti gli ospedali e di tutti gli ospizi (…) ma a che cosa serve parlare ora dell’anno 2000?” (Florence Nightingale, 1889, una delle fondatrici della scienza infermieristica moderna).
E tra le colonne, i muri e le vetrate, vediamo persone che hanno perso i riferimenti di tutta una vita, la dignità che si sono costruiti pezzo per pezzo.
Persone smarrite che non si riconoscono perché non riconoscono il luogo dove si trovano e non trovano più nemmeno una delle loro radici.
Anche noi cerchiamo qualcosa tra quei muri, forse un “perché”, forse un “cosa” o un “come”.
Così, quando all’improvviso ci giriamo da una parte, ci troviamo di fronte a un grande specchio.
Guardando nei nostri stessi occhi veniamo risucchiati all’indietro, non distinguiamo più la scena attorno a noi, ripercorriamo ricordi e sensazioni come in un vortice.
Ci fermiamo solo quando arriviamo all’entrata della “Casa di riposo”.
Entriamo …

“Bisogna avere dei nervi d’acciaio essere killer o sordi o dementi bisogna avere vissuto a Dachau per non crepare quando li senti…
Erano in mille schiumanti di rabbia in un inferno di ferro e fetore ognuno urlava incollato alla gabbia: prendi me, no prendi me, no prendi me, me, me!”

(da “Concerto per un cane”, LP “Palcoscenico”, 1976, Herbert Pagani)

  • 27
  • Gen

Il giorno dopo la giornata della memoria.
Ne hanno parlato tutti, e molto meglio di me.
Ma anch’io voglio dire la mia, voglio essere presente. Voglio che si sappia cosa penso e da che parte mi sento schierato.
Questo giorno è dedicato al ricordo della Shoah, l’annientamento psichico, fisico e della dignità di un popolo.
Per estensione e similitudine commemora tutti gli uomini diversi, deportati, prigionieri, perseguitati e uccisi in tutte le guerre.
In un momento storico dove il fascismo ideologico mascherato serpeggia e si annida in tante persone, senza distinzione tra destra e sinistra, laici e credenti, è più che mai importante ricordare gli orrori delle guerre e delle torture.
Ricordare è conoscere e far conoscere.
Conoscere è imparare a scegliere, amare ciò che è giusto, ciò che vorremmo fosse riservato anche a noi.
L’aggressività e la mancanza di rispetto per la vita che anche oggi impera è fascismo.
Il “diritto di vita e di morte” sugli altri che i politici e molti altri pretendono è fascismo.
Il predominio di qualcuno su chiunque altro, a tutti i livelli, è fascismo.
Quindi ricordare, non solo per oggi, ma sempre.
E far sì che, nel nostro piccolo, le ingiustizie non trovino terreno fertile.

Continuerò a vangare il terreno del mio orticello ricordando l’Olocausto, nel suo senso più ampio, seguendo le tracce di questi siti:

Lager.it, Canzoni contro la guerra, Binario 21, Obiezione, Associazione donne contro la violenza, Comitato diritti umani.

  • 11
  • Gen

Il pianeta Terra è sull’orlo del coma energetico.
Anche se non avessimo problemi d’energia sarebbe opportuno risparmiarla, ma ora è più che mai necessario.
Per riscaldarci d’inverno possiamo scegliere tra vari sistemi.
Bruciare gas non è il massimo dell’impegno e il gas stesso non è infinito (oltre al fatto che il metano non arriva dappertutto e il GPL viene fatto pagare moltissimo), senza contare che i Paesi che ce lo forniscono ogni tanto chiudono i rubinetti …
La legna (alberi = ossigeno, protezione da frane, nutrimento per il sottosuolo, ecc.) è un bene prezioso ed è meglio non abusarne, inoltre non ha un rendimento altissimo.
Gli scienziati hanno deciso, dopo anni di sperimentazioni, che l’energia eolica ha un basso rendimento, poi dove non c’è vento … (e sono anche brutte tutte quelle pale gigantesche). Molti, specie per appartamenti non troppo grandi, utilizzano esclusivamente pompe di calore (per l’inverno, che d’estate funzionano come condizionatori), ma si è schiavi dell’energia elettrica e sono fonte di inquinamento (incentivando il buco dell’ozono, con tutte le conseguenze che seguono a cascata).
Esistono caldaie più convenienti delle tradizionali (quelle a condensazione recuperano una gran parte del calore dei fumi espulsi), pannelli radianti (che utilizzano il calore proveniente da tubazioni collocate dietro le superfici), impianti di produzione di biogas (gas da fermentazione batterica di rifiuti organici urbani e di allevamenti), pannelli solari fotovoltaici e solari termici (che le società elettriche cercano di accaparrarsi e gestire completamente!), caldaie a biomassa (che utilizzano come combustibile: pellet, cippato, gusci e noccioli, mais, trucioli e segatura).
Da qualche anno esistono stufe e caminetti che bruciano anche solo pellet (cilindretti di segatura pressata, senza additivi e collanti), e la segatura è un prodotto (in teoria) a costo zero.
Permettono di riscaldare appartamenti tramite circolazione di aria calda (asciuga anche la casa e aiuta contro certe muffe) o collegati all’impianto di termosifoni già esistente.
Il pellet non è forse la scelta migliore in assoluto, ma offre diversi vantaggi.
Questo combustibile è economicamente vantaggioso rispetto al gas e alla legna, occupa meno spazio e rende di più rispetto a quest’ultima.
Permette di non dipendere più da quel mercato infame rappresentato da metano e GPL, nafta e tutto ciò che ci gira intorno (specialmente nei piccoli paesi e in campagna).
Ma non è tutta segatura quella che luccica!
Purtroppo queste macchine sono grezze, possono dare facilmente problemi di aspirazione e espulsione dei fumi, di caricamento del pellet, di rottura di piccoli meccanismi che impediscono poi l’accensione automatica, blocchi nel funzionamento, ecc.
Il quadro si complica se la ditta di assistenza autorizzata dalla casa madre se ne frega o è assolutamente incapace e trascurata nell’esecuzione dei lavori (e non è così raro! Diventa sempre più importante imparare a farsi i lavori da sè).
Questo sistema poi è piuttosto impegnativo nella manutenzione: segatura e pellet cadono ogni volta che si riempie il serbatoio, cenere in tutto il bruciatore e l’abitacolo, necessità di pulizie frequenti, intasamento del serbatoio e conseguente blocco della coclea di trasporto dei cilindretti di legno, ecc.
Non si può dimenticare, inoltre, che se manca la corrente elettrica le “caldaie” a pellet non funzionano e le parti elettroniche possono anche subire dei danni (ci si può comunque aiutare con un gruppo di continuità –UPS).
Dulcis in fundo, il pellet (attenzione alla qualità) viene fatto pagare ogni anno di più, non ci sono garanzie di nessun tipo e anche i costruttori di stufe e caminetti, naturalmente, se ne fregano. Chi produce o importa questo tipo di “legno” la fa da padrone.
Alla fine però, nonostante i guai e la fatica, realizziamo qualcosa di positivo per il futuro e per noi (si risparmia anche parecchio), ma … che due pellet!
Per il bene nostro e del Pianeta, comunque, bisogna darsi da fare, informarsi bene e fare esperienze dirette, “assemblare” il sistema che pensiamo sia ottimale, “imparare l’arte e metterla da parte” (ci servirà sempre più spesso) uscendo dagli schemi e dalle false promesse del mercato.

Alcuni siti su questi argomenti: Combustibili, Caldaia a condensazione, Biogas, Come risparmiare energia, Eco blog, Pellets blog, Ecoage, Energie rinnovabili, Fuoco e legna.

  • 30
  • Dic

Giudizi, senso critico e obiettività pare non esistano più.
Nemmeno la professionalità ha più tanto senso.
Leggendo dei tanti film in circolazione (e comunque di film rari pochissimi scrivono), dobbiamo parlare di mistificazione, soggettività e sentimenti personali.
Da un critico cinematografico io mi aspetto di essere guidato nel mondo del film; non mi interessa sapere se a lui è piaciuto o no, una volta visto quel film mi farò la mia personale opinione.
Dal critico voglio notizie che altrimenti non posso avere, informazioni: la storia di quel film, da cosa è nato e perché, collegamenti e significati che solo il regista può svelare, curiosità, spunti di lettura (se volete) e cose simili.
Soprattutto voglio essere aggiornato sulle sconosciute cinematografie del mondo intero, voglio gli strumenti per scegliere cosa poter vedere in alternativa ai vari Natale a Timbuctù e simili.
Invece succede tutto il contrario, naturalmente.
Vengono dati giudizi a pellicole magari non ancora uscite (e non viste), vengono spese parole importanti che dopo aver visto il film bisognerebbe (avere il coraggio di) rimangiarsi, vengono scritte recensioni che poi non corrispondono alla storia della pellicola che vediamo (ma che film hanno visto o gli hanno raccontato?) !
E’ questo il caso, ad esempio, de “La terza madre” di Dario Argento. Ho letto interi dossier sulla conclusione della famosa trilogia di questo sopravvalutato regista: ipotesi, previsioni, tante speranze e sospiri prima dell’uscita di Mater Lacrimarum.
Dopo averlo visto a me sono rimaste solo le lacrime. Film sciocco, ingenuo, recitato male, senza una storia, ridicolo, irritante, inutile. Non vale nemmeno la pena di parlarne. Soldi buttati nel cesso.
In altri casi vengono riproposte solo vere idiozie .
Come “Venus drowning” di Andrew Parkinson (Gran Bretagna 2006) dove la protagonista passa tutto il tempo a leccare le secrezioni allucinogene della creatura trovata sulla spiaggia; o “The 4th life” di Francois Miron (Canada 2006), solo una scusa per mostrare un po’ di nudi femminili e amore lesbico in un guazzabuglio senza senso; o ancora “Firecracker” di Steve Balderson (USA 2005), che mostra un circo itinerante con i suoi personaggi tormentati e ingannati. Film impietosamente disordinato, caotico ma spento, noiosissimo.
Vengono così attribuiti loro spessore psicologico che assolutamente non hanno (e non mostrano nemmeno), fascino che sicuramente non è di questi film (forse vengono confusi con altri titoli?), intelligenza (ma dove ?) invisibile, ecc.
In compenso quasi nessuno parla di piccoli film, nostrani o no, sorprendenti, magari incompleti ma coraggiosi, emozionanti o almeno un po’ originali.
Qualche esempio?
The forbidden chapter” di Fariborz Kamkari (Iran, Francia, Italia, 2005); ispirato a fatti realmente accaduti in una città iraniana, dove una scuola religiosa e le autorità hanno un obiettivo in comune: eliminare i peccatori (”Il capitolo proibito“).
Headspace” di Andrew Van Den Houten (USA 2005); misteriosamente l’intelligenza di Alex inizia a crescere, aprendo un varco con qualcosa di inspiegabile. I ricordi di un passato violento affiorano nella sua psiche: un fratello scomparso nel nulla, un padre che ha abbandonato entrambi i suoi figli, una madre selvaggiamente assassinata. Incubi allucinanti lo assaltano e non lo fanno dormire …
Wild country” di Craig Strachan (Scozia 2005); la 16enne Kelly partorisce un bambino che non vuole, subito dato in adozione. Due mesi dopo, per cercare di superare il trauma, parte per un escursione con il gruppo giovanile della parrocchia. Nella notte, in aperta campagna, Kelly crede di sentire un neonato che piange. Lo trovano effettivamente abbandonato nelle rovine di un castello. Nel frattempo vengono inseguiti da una bestia feroce che tenta di ucciderli uno a uno.
The woods” di Lucky McKee (USA 2005); una giovane studentessa ribelle viene spedita dai genitori in un collegio di sole donne immerso nei boschi. Controllata a vista dalla perfida direttrice, Heather è tormentata anche dalle sue compagne. Quando le studentesse iniziano a scomparire misteriosamente la ragazza capisce che c’è qualcosa di inquietante nell’istituto e qualcosa di ancor più orribile nei boschi.
Il bosco fuori” di Gabriele Albanesi (Italia 2006); una giovane coppia decide di appartarsi con la propria auto in un luogo tranquillo, ma viene aggredita da un gruppo di teppisti. Quando tutto sembra volgere al peggio un’altra coppia interviene in loro soccorso. I due salvatori invitano i due giovani nella loro casa in mezzo al bosco, ma l’incubo deve ancora iniziare.
On evil grounds” di Peter Koller (Austria 2007); Romeo e Juliet decidono di comprare un loft in una remota fabbrica abbandonata. Il proprietario e l’agente immobiliare, però, sono due sadici assassini che rapiscono e torturano giovani coppie. Romeo si troverà in grossi guai, e la missione di salvataggio di Juliet diventerà uno spietato gioco al gatto e al topo.
End of the line” di Maurice Devereaux (Canada 2006); Karen, una giovane infermiera di un reparto psichiatrico, prende l’ultima metropolitana della notte, ma il convoglio si ferma a metà galleria. Mentre le persone attorno a lei vengono brutalmente uccise, la ragazza, assieme a un gruppo di sopravissuti, dovrà fronteggiare forze soprannaturali e gli adepti di una setta religiosa omicida. L’Armageddon sta per cominciare?
The living and the dead” di Simon Rumlej (UK 2006); ad un passo dalla bancarotta, l’ex Lord Brocklebank è costretto a vendere il magnifico palazzo in cui vive con la moglie e il figlio schizofrenico James. La moglie è seriamente malata; le condizioni mentali di James peggiorano, così come la sua capacità di distinguere tra realtà e fantasia… Una interminabile e allucinante discesa nel delirio.
El habitante incierto” di Guillem Morales (Spagna 2004); il protagonista, abbandonato dalla fidanzata, si ritrova a vivere da solo in una grande casa, con il sospetto che un uomo si sia stabilito in qualche angolo oscuro dell’abitazione vivendo alla sua ombra, cibandosi dei suoi ricordi, succhiando le sue emozioni, rubando la sua stessa esistenza. L’insondabile presenza diventa per il protagonista una vera e propria ossessione, portandolo a una confusione mentale a stretto confine con la follia.
Seed” di Uwe Boll (USA 2007); un serial killer viene arrestato e giustiziato. Dopo tre scariche elettriche, con il sangue che esce dagli occhi, il condannato continua a respirare. Le autorità e il medico, collettivamente d’accordo, decidono però di dichiararlo morto. L’uomo viene così sepolto vivo. Ma “risorge” deciso a vendicarsi atrocemente. Film incompleto e non perfettamente riuscito, ma che almeno focalizza la nostra attenzione sull’orrore della tortura (uomini e animali), della morbosità del voyeurismo malato e impietoso, della assoluta mancanza di pietà di fronte alla sofferenza e alla morte.
Una brevissima e parziale lista, questa, solo a titolo di esempio, senza nemmeno nominare opere più “famose” ma comunque bistrattate allo stesso modo.
Dove poter vedere questi e tanti altri titoli quasi sconosciuti?
Difficile saperlo: alcuni stanno ancora girando per festival, altri li troveremo in DVD.
E’ possibile recuperare qualcosa attraverso Internet, magari direttamente dai paesi d’origine (in lingua originale!).
Per queste pellicole (cinematografie minori? di genere?) le distribuzioni italiane hanno deciso (da sempre) che non c’è un mercato (abbastanza remunerativo), così nemmeno ci viene detto che esistono!
Quest’ultima è la cosa più grave.
E si demonizza il P2P, con grande spreco di forze come fosse un demone invincibile!
Così al diavolo l’immaginazione, la libertà di pensiero, la democrazia, le pari opportunità, la curiosità, la sete di conoscenza.
Anche per argomenti così” piccoli” valgono le stesse regole del resto del “mondo”!
Ma è la realtà o un’illusione ?

  • 25
  • Dic

Complimenti alla ThyssenKrupp e a tutte le aziende assassine per il contributo che danno all’epurazione del genere umano e alla lotta al sovrappopolamento.
Alla stregua di novelli “angeli sterminatori”, in barba a tutte le leggi e regole umane e di Medicina del Lavoro, continuano ad allungare la lista di morti bianche: 1000 anime ogni anno.
E sono in aumento.
In un solo anno 1000 persone in Italia vengono apparentemente uccise dal lavoro.
L’art. 1 della Costituzione dice che “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”, “ma – si legge sul blog “Morti Bianche in Italia” – non mi sembra che preveda pure che il lavoro debba essere pericoloso e, in alcuni casi, letale”.
Eppure molte aziende e ambienti di lavoro sono ancora più pericolose che in passato.
E che dire dei governi che continuano a perdere tempo a litigare tra di loro ma non sanno attuare i piani di controllo adeguati.
Ma torniamo ai diretti colpevoli.
Esseri come noi, della nostra stessa specie, che per tornaconto personale (denaro, produzione, potere, quello che volete) sono disposti ad uccidere nei modi più orrendi i propri simili (o lasciare che ciò accada).
Non solo non hanno il coraggio di confrontarsi con le proprie colpe ma perseverano e continuano ad uccidere le stesse persone più e più volte.
Bestie che mascherano le prove, riescono a ritardare i controlli e riusciranno persino a far incolpare qualcun altro.
E le povere genti continuano a morire per dei capricci, per un po’ di bava alla bocca, per una sfregatina di mani.
La giustizia umana non riesce a far nulla, quella divina evidentemente non esiste.
Sogno davvero The Punisher e Foolkiller, che dà una caccia spietata agli “idioti”.
A volte è preferibile sperare che la vita sia come un film o un fumetto, tanto la nostra realtà è molto peggio di quella dipinta nelle strisce o sullo schermo.
Persino i film horror sono acqua e sapone in confronto.
Acqua e sapone comunque non così sporca come quella che così tante persone, politici, manager, ricchi, dirigenti, potenti, usano ogni istante per lavar via il sangue umano dalle loro mani.
Buon Natale.

  • 22
  • Dic

Ci risiamo, è come voler insegnare a scrivere a un somaro.
Ogni tanto ci ricaschiamo: sciopero.
E’ già abbastanza avvilente che una Nazione abbia bisogno di scioperi per ottenere cose che sono diritti insindacabili.
Ma vedere questo scempio è davvero troppo.
Nel nostro Paese lo sciopero viene fatto al contrario ed è da molto tempo che si è trasformato in una buffonata, dannoso per i cittadini, inutile contro governi, padroni e amministrazioni.
Un po’ tutte le categorie lavorative, prima o poi, manifestano disagi, devono chiedere l’elemosina del rinnovo di contratto, devono ricordare al governo o alle proprie dirigenze che esistono e sono esseri umani, che lavorano male e non in sicurezza, o che sono pagati male e sono straziati dalle condizioni stesse dei servizi che attuano.
Ma puntualmente, nello sciopero, sbagliano obiettivo.
Di fronte a questa forma di contestazione perdono la dignità.
Diventa così uno strumento bieco e pericoloso, perché si basa sulla teoria che provocando disagi ai cittadini (utilizzatori dei vari servizi) questi protestano, il mondo si ferma e le amministrazioni sono “costrette” a cedere alle richieste dei dimostranti. Niente di più ridicolo e disumano. E’ una finta prova di forza, persa in partenza, in realtà.
Così si protesta per il rinnovo dei contratti di lavoro ma si bloccano i servizi ai cittadini, ci si ribella contro aumenti di tasse, gasolio e altro, ma si fermano attività d’ufficio o i trasporti, dove alla fine chi ci rimette è sempre il semplice cittadino, e così di seguito per l’eternità.
La conclusione è sempre la stessa: la collettività viene messa in ginocchio da tutti gli altri ruoli, a turno.
Tutti, quando rivestono i propri ruoli professionali, perdono la parte umana: medici, impiegati, farmacisti, ferrotranvieri, trasportatori, taxisti, ecc.
E il popolo?
Il cittadino medio è come un filo d’erba sul ciglio della strada, sottoposto a raffiche di vento, grandine, a volte calpestato, spesso travolto. Per lui non c’è pace!
La controparte della categoria in turno di sciopero in quel momento se la ride, perché non viene minimamente sfiorata da tutti questi sconvolgimenti: governi, amministrazioni, dirigenti d’industria e padroni ringraziano.
E tutto rimane come prima, il cittadino però ha perso qualcosa.
Ma è così difficile inventarsi uno sciopero diverso, efficace, originale e che colpisca inesorabilmente nel segno?
Proviamo a fare un piccolo esempio: il personale ferroviario protesta contro la propria azienda per vari problemi? Che scioperi per qualche mese, continuando a lavorare, a timbrare il cartellino e a far viaggiare treni e viaggiatori. Ma senza far pagare i biglietti (le entrate per le FF.SS), forse dopo qualche anno anche questa amministrazione sarà più comprensiva e disponibile.
Il segno è già un po’ più centrato.
Un discorso a parte andrebbe fatto per le strumentalizzazioni degli scioperi.
Bisognerebbe parlare di dirigenti di certe associazioni di autotrasportatori di destra che, guarda caso, hanno guidato il fermo della categoria contro un governo di sinistra.
Bisognerebbe parlare di farmacisti e taxisti che scioperano solo se vengono toccati i loro privilegi e non i diritti di tutti, ecc.
Ma questa è ancora una volta un’altra storia.

  • 18
  • Dic

“Ci siamo, è accaduto ciò che temevo: il colpo di stato in italia. E’ un colpo di stato silenzioso, senza spargimenti di sangue, senza carri armati, senza esercito o violenze. L’unica violenza è stata quella perpetrata al popolo nel modo peggiore: la dimostrazione esemplare e cristallina dell’inutilità del voto e dell’assoluta indistinguibilità degli schieramenti e dei partiti. Tutto era preparato. Le lotte televisive fra schieramenti, i falsi contraddittori, le reciproche accuse, la campagna elettorale infuocata. E dopo le elezioni, il MIRACOLO! La sinistra che propone un indulto salva previti e la destra che vota per liberare migliaia di detenuti. Un messaggio chiaro ed inequivocabile: votate pure, illudetevi di poter scegliere, ormai l’Italia è in mano nostra e ne faremo ciò che ci farà più comodo. E dopo la legge che miracolosamente ha messo d’accordo l’intero mondo politico, ecco ricomparire le finte beghe di cortile per simulare la solita contrapposizione inesistente utile solo a fingere l’esistenza di diverse ideologie politiche, pronte a battagliare alle prossime elezioni. Scrivere ai partiti? Inutile. Decine di mail a tutti. Risposte? Zero. Il potere è ovunque, pronto a fare i propri comodi e ad incarcerare i propri oppositori (non politici perché non esistono più oppositori politici, visto che tutti remano dalla stessa parte). I veri oppositori oggi sono i cittadini che non vogliono sottostare ad un regime totalitario che ormai non fa neanche più nulla per nascondersi. Si palesa in questo modo, senza vergogna, senza remore e senza paura perché ormai non ha più nulla da temere. Ormai l’italia è persa. Addio.” Alberto Liati

Non posso resistere.
Propongo l’intervento di Alberto Liati pubblicato sul blog di Antonio Di Pietro perché lo condivido completamente (link diretto al post: www.antoniodipietro.com/2006/07/in_piazza_montecitorio_contro.html#comment-48266).
Spero che al sig. Liati non dispiaccia.
E’ catastrofico, realistico, spietato.
Vorrei scrivere anch’io su quella visione, ma ormai è inutile: lui ha già chiarito ogni fatto.
La sua storia è incredibile, ma ha ragione.
Tutti i giorni ci arrabattiamo nel nostro piccolo per combinare qualcosa di buono, per rimediare a qualche guaio, ma non vediamo l’insieme delle cose.
Il sig. Liati ha invece guardato “dall’alto”, non si è perso nei particolari e ha capito.
Italia: colpo di stato silenzioso.
(Grazie Alberto)

  • 06
  • Dic

Leggo stupefatto in certi cine web magazine notizie sorprendenti.
Non so come facciano questi redattori virtuali a svelarci novità, anticipazioni e news di film che forse noi non vedremo mai.
Il senso del meraviglioso che i film di genere hanno perso ormai da anni si impadronisce di chi segue avidamente questi percorsi suggeriti su blog e siti web.
Il tono è sempre fantastico, forse un po’ esagerato e da “so tutto io”, ma efficace ed emozionante.
Peccato.
Peccato che spesso siano segnalazioni parziali o assolutamente non aggiornate.
In questi giorni, ad esempio, si parla tanto (forse perché è prodotto da Sam Raimi?) di un promettente film horror in uscita, 30 days of night di David Slade
(Nuova Zelanda,Usa, 2007).
Pare però che sulla rete si ignori che siano già stati presentati l’anno passato (!) al Ravenna Nightmare Film Festival sia la stessa storia che ambientazione (la lunga notte lappone) e tema, con un buon risultato (anche se un po’ “teenage movie”): Frostbiten di Anders Banke (Svezia 2006), Inverno. La dottoressa Annika e la figlia Saga si sono appena trasferite in Lapponia per il nuovo lavoro di Annika. Il piccolo villaggio con le sue inifinite notti polari sembra noioso…ma c’è qualcosa di estremamente strano all’ospedale e la piccola comunità è colpita da misteriose e frequenti morti ed incidenti. Qualcosa va a caccia di notte… E resta ancora un mese all’alba.
Se però digitiamo quest’ultimo titolo sul motore di ricerca interno troviamo una serie di “Nessuna notizia trovata. Nessun articolo trovato. Nessuna recensione trovata”.
E’ altresì strano che questi magazine non parlino di molti film presentati a festival (anche minori); come se non li frequentassero proprio.
Mentre direi che una rivista di cinema DEVE conoscere questi concorsi e parlarne, farci da guida, tentarci con titoli persi, impossibili, guidarci in altri mondi, avere (e farci nascere dentro) sete di conoscenza.
Quindi come può un redattore aggiornare i lettori se non è aggiornato lui stesso?



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