Giudizi, senso critico e obiettività pare non esistano più.
Nemmeno la professionalità ha più tanto senso.
Leggendo dei tanti film in circolazione (e comunque di film rari pochissimi scrivono), dobbiamo parlare di mistificazione, soggettività e sentimenti personali.
Da un critico cinematografico io mi aspetto di essere guidato nel mondo del film; non mi interessa sapere se a lui è piaciuto o no, una volta visto quel film mi farò la mia personale opinione.
Dal critico voglio notizie che altrimenti non posso avere, informazioni: la storia di quel film, da cosa è nato e perché, collegamenti e significati che solo il regista può svelare, curiosità, spunti di lettura (se volete) e cose simili.
Soprattutto voglio essere aggiornato sulle sconosciute cinematografie del mondo intero, voglio gli strumenti per scegliere cosa poter vedere in alternativa ai vari Natale a Timbuctù e simili.
Invece succede tutto il contrario, naturalmente.
Vengono dati giudizi a pellicole magari non ancora uscite (e non viste), vengono spese parole importanti che dopo aver visto il film bisognerebbe (avere il coraggio di) rimangiarsi, vengono scritte recensioni che poi non corrispondono alla storia della pellicola che vediamo (ma che film hanno visto o gli hanno raccontato?) !
E’ questo il caso, ad esempio, de “La terza madre” di Dario Argento. Ho letto interi dossier sulla conclusione della famosa trilogia di questo sopravvalutato regista: ipotesi, previsioni, tante speranze e sospiri prima dell’uscita di Mater Lacrimarum.
Dopo averlo visto a me sono rimaste solo le lacrime. Film sciocco, ingenuo, recitato male, senza una storia, ridicolo, irritante, inutile. Non vale nemmeno la pena di parlarne. Soldi buttati nel cesso.
In altri casi vengono riproposte solo vere idiozie .
Come “Venus drowning” di Andrew Parkinson (Gran Bretagna 2006) dove la protagonista passa tutto il tempo a leccare le secrezioni allucinogene della creatura trovata sulla spiaggia; o “The 4th life” di Francois Miron (Canada 2006), solo una scusa per mostrare un po’ di nudi femminili e amore lesbico in un guazzabuglio senza senso; o ancora “Firecracker” di Steve Balderson (USA 2005), che mostra un circo itinerante con i suoi personaggi tormentati e ingannati. Film impietosamente disordinato, caotico ma spento, noiosissimo.
Vengono così attribuiti loro spessore psicologico che assolutamente non hanno (e non mostrano nemmeno), fascino che sicuramente non è di questi film (forse vengono confusi con altri titoli?), intelligenza (ma dove ?) invisibile, ecc.
In compenso quasi nessuno parla di piccoli film, nostrani o no, sorprendenti, magari incompleti ma coraggiosi, emozionanti o almeno un po’ originali.
Qualche esempio?
“The forbidden chapter” di Fariborz Kamkari (Iran, Francia, Italia, 2005); ispirato a fatti realmente accaduti in una città iraniana, dove una scuola religiosa e le autorità hanno un obiettivo in comune: eliminare i peccatori (”Il capitolo proibito“).
“Headspace” di Andrew Van Den Houten (USA 2005); misteriosamente l’intelligenza di Alex inizia a crescere, aprendo un varco con qualcosa di inspiegabile. I ricordi di un passato violento affiorano nella sua psiche: un fratello scomparso nel nulla, un padre che ha abbandonato entrambi i suoi figli, una madre selvaggiamente assassinata. Incubi allucinanti lo assaltano e non lo fanno dormire …
“Wild country” di Craig Strachan (Scozia 2005); la 16enne Kelly partorisce un bambino che non vuole, subito dato in adozione. Due mesi dopo, per cercare di superare il trauma, parte per un escursione con il gruppo giovanile della parrocchia. Nella notte, in aperta campagna, Kelly crede di sentire un neonato che piange. Lo trovano effettivamente abbandonato nelle rovine di un castello. Nel frattempo vengono inseguiti da una bestia feroce che tenta di ucciderli uno a uno.
“The woods” di Lucky McKee (USA 2005); una giovane studentessa ribelle viene spedita dai genitori in un collegio di sole donne immerso nei boschi. Controllata a vista dalla perfida direttrice, Heather è tormentata anche dalle sue compagne. Quando le studentesse iniziano a scomparire misteriosamente la ragazza capisce che c’è qualcosa di inquietante nell’istituto e qualcosa di ancor più orribile nei boschi.
“Il bosco fuori” di Gabriele Albanesi (Italia 2006); una giovane coppia decide di appartarsi con la propria auto in un luogo tranquillo, ma viene aggredita da un gruppo di teppisti. Quando tutto sembra volgere al peggio un’altra coppia interviene in loro soccorso. I due salvatori invitano i due giovani nella loro casa in mezzo al bosco, ma l’incubo deve ancora iniziare.
“On evil grounds” di Peter Koller (Austria 2007); Romeo e Juliet decidono di comprare un loft in una remota fabbrica abbandonata. Il proprietario e l’agente immobiliare, però, sono due sadici assassini che rapiscono e torturano giovani coppie. Romeo si troverà in grossi guai, e la missione di salvataggio di Juliet diventerà uno spietato gioco al gatto e al topo.
“End of the line” di Maurice Devereaux (Canada 2006); Karen, una giovane infermiera di un reparto psichiatrico, prende l’ultima metropolitana della notte, ma il convoglio si ferma a metà galleria. Mentre le persone attorno a lei vengono brutalmente uccise, la ragazza, assieme a un gruppo di sopravissuti, dovrà fronteggiare forze soprannaturali e gli adepti di una setta religiosa omicida. L’Armageddon sta per cominciare?
“The living and the dead” di Simon Rumlej (UK 2006); ad un passo dalla bancarotta, l’ex Lord Brocklebank è costretto a vendere il magnifico palazzo in cui vive con la moglie e il figlio schizofrenico James. La moglie è seriamente malata; le condizioni mentali di James peggiorano, così come la sua capacità di distinguere tra realtà e fantasia… Una interminabile e allucinante discesa nel delirio.
“El habitante incierto” di Guillem Morales (Spagna 2004); il protagonista, abbandonato dalla fidanzata, si ritrova a vivere da solo in una grande casa, con il sospetto che un uomo si sia stabilito in qualche angolo oscuro dell’abitazione vivendo alla sua ombra, cibandosi dei suoi ricordi, succhiando le sue emozioni, rubando la sua stessa esistenza. L’insondabile presenza diventa per il protagonista una vera e propria ossessione, portandolo a una confusione mentale a stretto confine con la follia.
“Seed” di Uwe Boll (USA 2007); un serial killer viene arrestato e giustiziato. Dopo tre scariche elettriche, con il sangue che esce dagli occhi, il condannato continua a respirare. Le autorità e il medico, collettivamente d’accordo, decidono però di dichiararlo morto. L’uomo viene così sepolto vivo. Ma “risorge” deciso a vendicarsi atrocemente. Film incompleto e non perfettamente riuscito, ma che almeno focalizza la nostra attenzione sull’orrore della tortura (uomini e animali), della morbosità del voyeurismo malato e impietoso, della assoluta mancanza di pietà di fronte alla sofferenza e alla morte.
Una brevissima e parziale lista, questa, solo a titolo di esempio, senza nemmeno nominare opere più “famose” ma comunque bistrattate allo stesso modo.
Dove poter vedere questi e tanti altri titoli quasi sconosciuti?
Difficile saperlo: alcuni stanno ancora girando per festival, altri li troveremo in DVD.
E’ possibile recuperare qualcosa attraverso Internet, magari direttamente dai paesi d’origine (in lingua originale!).
Per queste pellicole (cinematografie minori? di genere?) le distribuzioni italiane hanno deciso (da sempre) che non c’è un mercato (abbastanza remunerativo), così nemmeno ci viene detto che esistono!
Quest’ultima è la cosa più grave.
E si demonizza il P2P, con grande spreco di forze come fosse un demone invincibile!
Così al diavolo l’immaginazione, la libertà di pensiero, la democrazia, le pari opportunità, la curiosità, la sete di conoscenza.
Anche per argomenti così” piccoli” valgono le stesse regole del resto del “mondo”!
Ma è la realtà o un’illusione ?